Moda programmata e pronto moda

L’approccio progettuale della moda programmata e pronto moda

In questa lezione comprenderemo le dinamiche che ruotano dietro la moda ‘convenzionale’. Escludendo l’analisi dei modelli di impiegate dalle aziende, forniremo dei concetti chiave utili per chi vuole introdursi nel settore, analizzando gli ambienti, gli approcci di progettazione ed il ciclo di vita affinché si possa avere una panoramica dei diversi ambienti.

L’offerta del mondo moda presenta diverse segmentazioni, con l’intento di stimolare i ragionamenti, in questa lezione ci soffermeremo su due macro categorie:

  1. MODA PROGRAMMATA intesa come moda che immette sul mercato le proprie collezioni in modo programmato;
  2. PRONTO MODA (FAST FASHION) intesa come moda che immette sul mercato le collezioni immettendo sul mercato seguendo una modalità produttiva seriale, veloce.

Oggi ogni brand nasce con l’intento di portare un valore nel mercato, tuttavia è necessario sapere che le aziende si muovono perseguendo due tipologie di vantaggio competitivo:

  • Vantaggio di costo. Un’impresa ha un vantaggio di costo se i suoi costi cumulati per realizzare tutte le attività sono più bassi di quelli dei suoi concorrenti. Un’azienda che riesce a rimanere competitiva nel proprio segmento di mercato seguendo il vantaggio di costo e in grado di gestire in maniera efficiente le risorse fisiche che possiede, intese come persone, impianti, materiali. Pensando al settore moda, la prima cosa che potremmo pensare è che le aziende della moda veloce oggi sono quelle che detengono il vantaggio di costo. (fonte Wikipedia)
  • Vantaggio di differenziazione. Comer cita Porter, “un’impresa si differenzia dai suoi concorrenti quando fornisce qualcosa di unico, che abbia valore per i suoi acquirenti al di là della semplice offerta di un prezzo basso” (Porter, 1985). Affinché dunque un prodotto sia differenziato occorre che sia in qualche modo unico, abbia cioè caratteristiche reali o percepite non riscontrabili negli altri prodotti presenti sul mercato, e che tali caratteri abbiano un qualche valore per gli acquirenti, rappresentino qualcosa per cui gli acquirenti siano disposti a pagare.

Conoscere le tipologie di vantaggio competitivo ci permette di comprendere secondo quali logiche si muovono le due macro categorie sopra citate.

La moda programmata

L’industrializzazione del sistema moda avviene negli anni 50, prima di quegli anni nonostante il numero crescente di fabbriche di abbigliamento e innovazioni nel cucito, una grande quantità di produzione di abbigliamento veniva ancora effettuata in casa o in piccoli laboratori.

Il processo di industrializzazione avvenne con l’adozione di sistemi di produzione importati dagli Stati Uniti. Adottare dei sistemi industriali permise che l’innovazione del prodotto divenne più adattabile alle esigenze della clientela, si vennero a creare strategie commerciali basate sulla diffusione dei prodotti per mezzo dell’estensione capillare attraverso catene di negozi. Nasce così il concetto di produzione di massa della moda.

Negli anni 70 dall’incontro tra industria tessile e stilisti emergenti, si introduce il concetto di moda griffata, prêt-à-porter. Imprenditori e creativi uniti per proporre il made in Italy in tutto il mondo. Un’iniziativa vista come una sorta di rivoluzione in quanto portò il lusso nell’abito confezionato

La moda non era solo un grande business ma un progetto che trovava la sua manifestazione sul corpo delle persone, la moda era l’espressione della cultura contemporanea.

La moda si sviluppa seguendo diversi segmenti di mercato, dall’haute couture alla moda veloce.

L’industria della moda si muove secondo precise logiche di programmazione al fine di rispondere al meglio alle esigenze di mercato con l’intento di massimizzare le risorse impiegate.

Tuttavia la moda programmata rispetto la moda veloce adotta delle logiche che possono apparire simili ma sono differenti.

La logica secondo cui si muove la moda convenzionale è differente rispetto la moda veloce, per tipologia di approccio progettuale, sviluppo dei flussi di lavoro ed immessa nel mercato.

La moda programmata si distingue per il perseguimento di un vantaggio di differenziazione del prodotto, ovvero ogni prodotto che nasce viene considerato unico e di estremo valore e nasce dall’attenta analisi di mercato.

La moda programmata non mira ad intrepretare le tendenze ma bensì a creare le tendenze, le idee vengono elaborate sulla base di un attenta analisi del mercato, il prodotto nasce con l’intento di portare novità nel mercato ed le tempistiche di produzione saranno veicolate dalle caratteristiche che il prodotto porta con sé.

Cercheremo di fornirvi in maniera sintetica i passaggi che seguono la creazione di una collezione moda programmata così da poter comprendere maggiormente come la progettazione ed il ruolo del designer si inseriscono nel flusso di lavoro.

Le dinamiche che la moda programmata adotta sono le seguenti:

1. Analisi del mercato di riferimento, con conseguente analisi della curva del valore del trend.
2. Ricerca dei trend emergenti
3. Segmentazione del target
4. Analisi commerciale, con conseguente comprensione dei dati di vendita e prodotti preformanti delle diverse linee di prodotto.
5. Interpretazione dei trend emergenti considerando l’identità del brand e il target di riferimento
6. Definizione di mood di collezione.
7. Comprensione del numero di modelli nuovi inseribili per linea prodotto.
8. Interazione con la ricerca e sviluppo.
9. Sviluppo proposte.
10. Approvazione delle proposte.
11. Lancio prototipa
12. Aggiunta di eventuali modifiche alla produzione dell’articolo (sdifettamento)
13. Rifacimento del prototipo (a seconda delle problematiche)
14. Approvazione
15. Lancio campionario

Il lancio è veicolato anche dalla tipologia di distribuzione del prodotto, ad esempio se l’azienda possiede uno show room di proprietà lancerà un solo campione, nel caso si affida ad agenti di vendita ogni campione verrà tagliato per il numero di agenti o show room che si possiede. Ciò deve farci riflettere come la quantità di campioni, varia a seconda della strategia aziendale. I campioni non vengono venduti, per tanto è da considerarsi merce che viene prodotta solo per essere esposta.

Ogni fase sopra citata è accompagnata da scelte tecniche e strategiche.

Il Timing viene stabilito a seconda delle uscite delle sfilate e le fiere dedicate al prodotto. A seconda del Brand / Azienda la collezione verrà presentata mediante fiere del settore o vendite in show room ai diversi agenti.

Tendenzialmente ci sono dalle 4 alle 6 uscite annue con possibilità di inserire all’interno della collezione delle uscite chiamate pronto e capsule.

Il Pronto è una mini collezione costituita da pochi pezzi che mira a penetrare i trend più forti presenti nel mercato, per tanto la progettazione sarà mirata.

Mediamente alla progettazione sono dedicati circa 4 mesi per le prime uscite e 6 per le seconde uscite. Da considerare che sulla base di queste dinamiche le diverse catene di fornitura adottano uno specifico timing.

I tempi dalla campionatura alla distribuzione nei negozi per le imprese moda con strategia del programmato possono raggiungere circa i 12/15 mesi. Vedere il prodotto oggi sulle passerelle per trovarlo nel negozio 12 mesi dopo.

Esempio: la spring summer 2022 vedrà la sua prima uscita ai buyer a Giugno 2021, i consumatori troveranno il prodotto negli store ed e-store a partire da Febbraio 2022.

Pronto moda (moda veloce, fast fashion)

Il concetto di moda veloce o fast fashion è ampiamente considerato come un concetto abbastanza nuovo che ha avuto origine da marchi ‘giovani’ in grado di vendere tendenze a velocità record a prezzi accessibili, ma “fast fashion” è in realtà solo un termine dato a un sistema di produzione in continua evoluzione che sta prendendo piede dal 1800.

La rivoluzione industriale ha portato innovazioni nel campo tessile, introducendo nuove macchine, facendo sorgere nuove aziende che cominciarono a realizzare quantità di capi all’ingrosso senza prevedere la domanda. Questi concentrandosi sulla produzione massiva a prezzi accessibili con l’apertura dei mercati e conseguente possibilità di dislocare la produzione in paesi dove il costo lavoro era più basso hanno avuto la massima crescita.

I grand leader del settore moda veloce sono nati intorno alla meta del xx secolo, arrivando ad espandersi in tutto il mondo negli anni 2000.

Quando Zara arrivò a New York all’inizio del 1990, il New York Times usò il termine “fast fashion” per descrivere la missione del negozio, dichiarando che sarebbero bastati 15 giorni perché un capo passasse dal cervello di un designer a essere venduto.

Il pronto moda/ fast fashion ha un approccio molto più veloce rispetto la moda programmata, arrivando a produrre 100 collezioni l’anno. Questi brand adottano una filosofia aggressiva nei confronti dei competitor facendo leva sulla varietà di offerta di prodotti e competitività del prezzo.

Il successo delle collezioni risiede nella capacità di riconoscere e interpretare i frequenti cambiamenti di tendenza nella moda, disegnando nuovi modelli che rispondono ai bisogni dei clienti. Il format è caratterizzato da collezioni che vengono continuamente cambiate e che permettono di mettere in vendita nuovi articoli due volte alla settimana, considerando la moda qualcosa di interattivo. La progettazione è incentrata sulle richieste del cliente finale.

I grandi brand del fast fashion distribuendo direttamente nei loro store hanno la possibilità di accedere quotidianamente ai feedback ricevuti dai negozi in merito alle preferenze dei clienti e alla flessibilità del modello. In tal modo è possibile apportare costanti modifiche alla collezione iniziale in base all’evoluzione della domanda e proporre i nuovi prodotti sul mercato in tempi molto brevi: i nuovi modelli arrivano nei negozi almeno due volte a settimana.

I passaggi del pronto moda sono:

  • Analisi del settore di riferimento (ricerca);
  • Progettazione del prodotto;
  • Elaborazione dei feedback ricevuti dal reparto commerciale;
  • Realizzazione di un prototipo;
  • Analisi del prototipo;
  • Aggiunta di eventuali modifiche alla produzione dell’articolo (sdifettamento);
  • Distribuzione di assaggio dei prototipi sul mercato per valutare le reazioni;
  • Produzione seriale dei modelli, massima automazione dei processi;
  • Trasporto e consegna al canale Retail.

La moda veloce adotta una maggiore flessibilità nell’organizzazione del lavoro e delle strategie di vendita. Tuttavia bisogna considerare che la strategia è interamente basata sul fattore tempo e se da un lato questo crea un notevole vantaggio, dall’altro sottopone i vari team delle unità creative e produttive ad una continua pressione, nella costante ricerca di una maggiore rotazione dei prodotti al fine di garantire un prodotto sempre nuovo e competitivo in linea con le richieste dei clienti.

Esempio: Dalla progettazione di nuovi prodotti alla immessa nei canali distributivi potrebbero passare 15 giorni, tempo necessario per la produzione, escludendo il passaggio di presentazione collezione ai buyer. Rispetto la moda programmata, la moda veloce produce un elevata quantità di prodotti a serie e per essere competitivi, la produzione è principalmente dislocata in zone geografiche dove il costo del lavoro è molto basso ed i lavoratori spesso non godono di tutele, dove sono presenti strutture in grado di garantire elevate produzioni a tempi ridottissimi.

Conoscere queste due panoramiche ci deve far riflettere sul ruolo che la progettualità assume nel ciclo della realizzazione di prodotti e quanto il designer è co-autore nello sviluppo di dinamiche che impattano negativamente sull’ambiente e le persone.

Case history: dallo sketch al nostro armadio, il peso del viaggio

L’intento di questo caso studio è quello di offrivi la visione di un designer che racconta la propria esperienza raccontando il viaggio di un bozzetto che diviene prodotto e finisce nei nostri armadi.

Perché acquistiamo un prodotto di ‘moda’?
Per sentirci più attraenti?
Per soddisfare una determinata necessita?
Tuttavia conosciamo quali sono le dinamiche che si sviluppano dietro il concepimento di un prodotto?
Che tipo di impatto possono generare sulle persone e sull’ambiente?

Chiara è una designer di calzature, da circa 7 anni lavora in un ‘luxury’ brand che produce calzature femminili. Chiara è curiosa ed ha tanta voglia di accrescere le proprie conoscenze, per tanto ha fatto di tutto per entrare in ogni reparto aziendale affinché potesse conoscere le diverse dinamiche che vi sono dall’idea alla distribuzione del prodotto.

Raggiunto un buon livello di conoscenza di sviluppo del prodotto la sua attenzione si è spostata sul proprio operato arrivando a porsi domande come:

Ma io che tipo di valore sto generando all’interno di questo contesto?
Come io con il mio lavoro posso creare un impatto positivo sulle persone?
Come l’azienda per cui lavoro si sta preoccupando di generare valore all’interno del contesto in cui opera?
L’azienda per cui opero, ha una visione del proprio impatto sull’ecosistema e le persone?

Di fronte a queste domande, Chiara comincia ad osservare l’ambiente che frequenta con nuovi occhi, cercando di rispondere ai diversi perché e più cercava di andare a fondo più notava che emergevano questioni complesse a cui nessuno sembrava avesse voglia di tener conto.

Ci soffermeremo su un episodio specifico che vede lo sviluppo di una collezione di calzature ed in particolare sul concepimento di un paio di Espadrillas.

L’espadrillas è un modello che ha forti legami storici con le regioni della Catalogna e dei paesi Baschi, per tanto la produzione delle espadrillas anche se oggi è estesa su tutto il continente, vede la sua tradizionale lavorazione di realizzazione in Spagna, in Catalogna.

Il termine originario per definirle era espardenya che, in catalano, stava a indicare un paio di calzature realizzate in cotone e sparto, una pianta mediterranea usata proprio per fare le corde che, poi, fungevano da suola. Queste calzature erano principalmente utilizzate dai pescatori, vede la sua introduzione nel mondo della moda negli anni 70 grazie a Castaner, marchio storico per la produzione di espadrillas, che collaborò con Saint Laurent e da lì le espadrillas non vennero più considerate come delle scarpe rappresentanti un determinato ceto sociale ma bensì entrarono nel dizionario della moda e divennero un capo di culto.

Chiara, sa che la realizzazione del modello verrà commissionato ad un produttore Spagnolo.

Il modello in questione prevedeva un ricamo sulla tomaia, dopo aver visionato diversi produttori, chiesto campionature e comparati i prezzi di lavorazione l’addetto al pricing ha deciso che per rientrare nel target cost stabilito per la tipologia di prodotto, verrà selezionato un laboratorio indiano presente a Mumbai per realizzare la lavorazione di ricamo.

Chiara cominciò a porsi queste domande:

Il modello è stato disegnato in Italia, per questioni di competenze di manifattura si è deciso di produrre il modello in una fabbrica spagnola, ed il ricamo della tomaia viene realizzato in India in un laboratorio di ricamo di cui non si conoscono le condizioni di lavoro, ma quanto pesano tutti questi passaggi di prodotto?

Se la scelta di adottare questa procedura è data dal presentare sul mercato un prodotto ‘competitivo sul prezzo ’ come si può pensare di risparmiare facendo fare il giro dei continenti al prodotto?

I passaggi che hanno visto il concepimento del prodotto sono stati i seguenti (vi invitiamo a visualizzare mentalmente i passaggi)

1. Elaborazione dello sketch
2. Creazione modello base per la messa a punto della forma e calzata
3. Spedizione della forma e modello di cartone in Catalogna
4. Realizzazione prototipo
5. Ricevimento prototipo in Italia
6. Indossato e messa a punto del prodotto
7. Sviluppo piazzamento ricamo
8. Spedizione materiali a Mumbai
9. Realizzazione ricamo in India e spedizione della tomaia in Catalogna
10. Montaggio del modello
11. Ricevimento del pre-campione in Italia
12. Messa a punto
13. Spedizione modifiche ricamo in India
14. Spedizione modifiche in Catalogna
15. Ricamificio spedisce il nuovo ricamo in Catalogna
16. Produttore di espadrillas produce campione
17. Ricevimento campione in Italia.
18. Fitting
19. Approvazione
20. Etichettatura
21. Presentazione in showroom Italia.

Si noti che abbiamo ridotto alcuni passaggi riguardo la presentazione del prodotto, per soffermarci sul viaggio che il prodotto fa affinché si possa realizzare.

Di seguito un disegno che racchiude il viaggio che il prodotto compie.

Mappa fornitori tessile

È davvero necessario produrre un paio di espadrillas in catalogna e realizzare una parte della lavorazione in India?

Dislocare la produzione in questo modo ha realmente permesso di ottimizzare i costi?

Perché non considerare fertile il proprio territorio?

Il trasporto è avvenuto principalmente mediante mezzi navali e mezzi stradali. Più dell’80% del volume delle merci scambiate nel mondo avviene per mezzo di navi mercantili, il carburante utilizzato e quello fra i più inquinati al mondo.

Un camion diesel sopra le 3,5 tonnellate emette 6-700 grammi di CO2 per chilometro percorso.

Un Tir, carico al 55%, supera il chilo di CO2 per chilometro.

Fare il giro del mondo per presentarsi sul mercato con un prezzo mediamente competitivo e se il consumatore conoscesse il vero peso che quel prodotto genera sull’ambiente e le persone, forse sarebbe disposto ad acquistare il medesimo prodotto a qualche euro in più realizzato in Italia.

Quanto la progettazione può impattare positivamente nel flusso di lavoro?

I designer nascono per portare soluzioni, perché non sono del tutto a conoscenza che l’80% dei costi viene definito in fase progettuale?

Se fossero più consapevoli essi stessi potrebbero spingere verso un nuovo approccio progettuale?

Se avessero chiesto a Chiara di trovare soluzione sarebbe stata in grado?

Qualcuno l’avrebbe ascoltata o si sarebbe limitato a dirle << Sei una creativa, limitati a fare quello, non ti intromettere>>

Chiara a fronte di questa situazione ha cominciato a comprendere che il sogno della bambina che sognava di essere una stilista, con l’intento di fare qualcosa di bello per le persone, aveva assunto una visione completamente, un incubo sapere che essa stessa era uno strumento che alimentava un sistema diventato pesante per l’intero ecosistema.

Da quel giorno essa comprese che i diversi attori del sistema moda non possono esimersi dalle loro responsabilità ed essa stessa comprese che voleva fare della sua passione l’espressione del valore del concetto di bello inteso nella sua forma più estesa, dove il bene è intrinseco in ogni azione.

Oggi il DESIGN È FORMA, FUNZIONE,
MA DEVE NECESSARIAMENTE ADOTTARE UN SENSO DI RESPONSABILITA’.
Nessuno escluso!

Considerazioni:

È possibile creare un prodotto che nasca con l’intento di migliorare un sistema sempre più frammentato?

Tutelare la manifattura del territorio in cui si opera è fondamentale affinché non si perdano le competenze che hanno fatto, in passato, del made in Italy un marchio di qualità. Ragionare con tutti gli stakeholders per creare partnership, generare un’azione di crescita condivisa.

Fornire gli strumenti necessari ai diversi addetti è fondamentale per far sì che vi sia una massiva consapevolezza da parte di tutti.

Lo slow fashion, la moda lenta che fa bene

In risposta alla moda di massa e veloce, fast fashion, prendendo ispirazione dallo Slow food movimenti nato in Italia nel 1986 da Carlo Petrini lo Slow fashion nasce nel 2007 con l’intento di contrapporsi alla Fast Fashion e ridisegnare il sistema moda. I principi ispiratori si rifanno a quelli dello slow food.

La moda lenta non è tendenza stagionale che va e viene, ma un movimento di moda sostenibile che sta guadagnando slancio e definisce tanto produzione che consumo di abbigliamento in base ai principi del movimento slow food Cit.Kate Flecther

La moda lenta coniuga integrità ecologica e qualità sociale attraverso i prodotti, le pratiche d’uso e le relazioni. Dove non importano solo i materiali e la tecnologia, ma anche i comportamenti, i rapporti, la mentalità”. Per lo slow fashion è fondamentale seguire la “logica della Terra” (Earth logic) le risorse e il mondo naturale sono al centro (Earth first).

I principi fondamentali su cui si basa il movimento sono:

  • Qualità: materiali di prima scelta, naturali o sostenibili per aumentare il ciclo di vita dell’indumento e ridurre, dunque, gli scarti. Ne consegue un maggior valore, anche economico, del capo.
  • Estetica: capi esteticamente belli, con un design che permette di farli durare oltre la singola stagione, le collezioni non seguono necessariamente il calendario della moda.
  • Etica della filiera: ogni passaggio della filiera -dalla materia prima al prodotto finito- deve essere trasparente e attento dal punto di vista ambientale (uso delle risorse, trasporto,packaging), ma anche etico e sociale.
  • Relazioni: alla base della Slow Fashion ci sono le relazioni. Tra i consumatori che si riconoscono e si identificano nei principi della Slow Fashion, tra il consumatore e la società, tra il consumatore e il produttore. Sono tutti questi livelli di relazioni che muovono le persone all’acquisto e ne determinano i comportamenti nella scelta e nella cura degli abiti.

La moda lenta è la cura contro la bulimia di acquisto compulsivo che porta a revisionare il rapporto che si adotta quando si acquista e ciò che si indossa. Per questo il movimento chiede ai consumatori di cambiare approccio seguendo tali principi:

1. Conosci te stesso.
2. Scegli la qualità.
3. Evita lo shopping compulsiva.
4. Prenditi cura dei vestiti e degli accessori.
5. Ripara e ricicla
6. Non buttare i vestiti.
7. Acquista i capi vintage.

Sposare tali regole significa scegliere di acquistare e consumare in modo consapevole, considerando quanto il tipo di acquisto impatta sull’ambiente e le persone. Acquistare meno e meglio, capi di maggior qualità dureranno più a lungo, rifacendosi allo slow food, siamo ciò che mangiamo, lo slow fashion dice siamo ciò che indossiamo.

Nel territorio italiano sono presenti i grandi maestri dell’arte tessile, teniamo a volervi introdurre il caso Cangiari.
Azienda che ha saputo unire l’arte tessile all’innovazione di prodotto.

CANGIARI, artigianalità e innovazione

L’azienda CANGIARI vuol dire cambiare in idioma calabrese viene fondata dal gruppo GOEL.

GOEL è una comunità di persone, imprese e cooperative sociali che ha come missione il cambiamento della Calabria. Il nome ha radici bibliche, vuol dire appunto “il riscattatore”.

Oltre CANGIARI, il Gruppo gestisce altre attività nei seguenti ambiti: turismo responsabile, agricoltura biologica, sviluppo locale, multimedialità, servizi sociali e sanitari, tutte con una forte connotazione etica e di sostenibilità ambientale.

Un brand Etico che nasce da persone che hanno un intento comune.

Come nasce l’idea di creare un Brand?

Con l’intento di salvare l’antica e prestigiosa tradizione calabrese della tessitura a mano, alcune donne si rivolsero alla cooperativa GOEL.

Fino a cinquant’anni fa, molte famiglie possedevano un telaio a mano in casa e autoproducevano gran parte dei propri tessuti. Una tradizione portata avanti dalle poche anziane tessitrici chiamate majistre ancora viventi.

La majistre non sono semplici tessitrici ma le maestre capaci di programmare, ovvero imbastire, tutti i telai a mano del territorio. Un’arte complessa e sofisticata: in un telaio ci sono fino a 1.800 fili di ordito che bisogna far passare nei licci in un preciso ordine matematico per ogni disegno di tessuto. Cresciute in altri tempi, spesso le majistre non avevano potuto imparare a leggere e a scrivere, e per ricordare queste formule avevano escogitato dei trucchi mnemonici: delle nenie, delle cantilene, tramandate gelosamente da madre in figlia.

Nenie svelate alle giovani donne che le hanno trascritte su carta, preservando così un grande patrimonio di tessuti di matrice grecanica e bizantina. Queste giovani donne hanno poi restaurato o ricostruito antichi telai a mano sul disegno locale, rimettendosi a tessere e divenendo esse stesse le nuove giovani majistre.

Per tessere un metro lineare di tessuto fatto a mano (non più largo di 70/80 cm) servono da 3 a 6 ore di appassionato lavoro, per questo motivo GANGIARI nasce come primo marchio di moda etica di fascia alta.

Un brand etico che affonda le proprie radici nella cultura del territorio e si popone di salvaguardare l’arte tessile, impiegando materiali pregiati.

Quali sono le caratteristiche di questo progetto etico?

Artigianalità
Si caratterizza per i suoi tessuti prodotti al telaio a mano: l’antica tradizione della tessitura calabrese (di origine grecanica e bizantina) unita a ricerca e innovazione dà vita a prodotti unici, con preziose rifiniture sartoriali. Grazie al controllo diretto di tutta la filiera produttiva, i capi possono essere altamente personalizzabili.

Sostenibilità ambientale
Tutti i tessuti e i capi CANGIARI sono realizzati con materiali e colorazioni biologiche certificati, per il massimo rispetto dell’ecosistema e del benessere di chi li indossa.

Etica
La filiera di produzione è totalmente Made in Italy, formata dalle cooperative sociali di GOEL – Gruppo Cooperativo che si prendono cura delle fasce più deboli e operano per il riscatto del territorio. Un lifestyle raffinato che si fonda sui valori di GOEL e sulla sostenibilità ambientale e sociale

Ogni abito viene lavorato al telaio a mano con tecniche di matrice grecanica e bizantina che richiamano le preziose regole delle “majistre”, le maestre che programmavano le macchine di tessitura rispettando gli ordini matematici tramandati da secoli attraverso i canti, le nenie e le cantilene.

La bellezza non ammette sfruttamento e la rivoluzione nella moda passa attraverso la consapevolezza e la responsabilità di ciascuno di noi.

Domande frequenti

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